(la gelosia non è lecita)

Cass

era la più giovane e la più bella di 5 sorelle. Cass era la più bella ragazza di tutta la città. Mezzindiana, aveva un corpo stranamente flessuoso, focoso, con due occhi che proprio ci dicevano. Cass era fuoco fluido in movimento. Era come uno spirito incastrato in una forma che però non riusciva a contenerlo. I capelli neri e lunghi, i capelli di seta, si muovevano ondeggiando e vorticando come il corpo volteggiava. Lo spirito, o alle stelle o giù ai calcagni. Non c’era via di mezzo, per Cass. C’era anche chi diceva ch’era pazza. Gli imbecilli lo dicevano. Gli imbecilli non potevano capirla.

Accavallò le gambe e si tirò su la gonna. Si può andare in paradiso anche prima di morire.

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lei apre gli occhi

Qui.

 

Qui l’acqua sbatte sulle pareti. Qui la luna fissa l’elegante e dolce signora.

La gente sparla, i soldi nei discorsi appaiono soggetti e lei fissa in solitaria la meravigliosa città di acqua.

Nulla pare più bello. L’imperfezione, le contraddizioni, le passioni, l’arte, il vento. La gente vicina parla di note lontane. Lei. Lei sola e malinconica, sorride. Ammira la descrizione dei difetti. I mattoni storti, il nero del legno, i portoni rovinati, la passione che cola il trucco, l’odore della pelle, il profumo dei respiri, il caldo delle coperte sgualcite, le luci soffuse, l’acqua padrona di se stessa, libera e folle.

L’imperfezione di tutto.

L’imperfezione come guida, per non volarsi.

Il tempo.

Il tempo che la riporterà ad incantarsi.

 

 

non è ùip li oirartnoc id etnein

Non etaf ortla ehc

eraciduig

eraciduig

eraciduig

eralrap

eralrap

eralrap

Ihc iv ah otseihc asoclauq?

Onussen.

Imetaicsal erats

etalrap

etalrap

etalrap

e non etepas eruppen ihc ozzac onos

non etepas etnein

id etnein

id etnein

Etaf oiznelis e imetaicsal erats.

 

Etats odnanivor leuq oloicirb id osirros ehc im è otsamir.

Etaf oiznelis, ozzac.