si è colpiti da ciò che non è ordinato.

l’arroganza e la presunzione sono i genitori dell’ignoranza.

non invita a star calmi, invita a godersi una cazzo di vita.

il massimo sarebbe sorprendersi ancora.

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sebbene ogni cosa ha il suo tempo, mi capita di sentir male all’orologio per la voglia di accelerare e rallentare.

tatuatemi un mix di luci sulle guance e un play/stop nel polso, please.

la banalità del caso o del caos o del cazzo.

Mi ripeto che son bella? Quanta vanità. Quanto spreco. Non ho mai creduto nella bellezza. È un concetto troppo articolato, troppo confondibile, malleabile, friabile, stronzo. È un’idea malvagia, sublime, ma malvagia. Plagia. Illude e confonde. Non sto parlando della bellezza artistica, sto parlando della bellezza fisica, carnale, quella che definiscono soggettiva, che poi in realtà pochi sanno renderla soggetto di un pensiero. Troppi, oramai, la riconducono all’atto fisico del sesso. Troppi associano un bello o una bella al letto dove potrebbero utilizzare quella bellezza per soddisfare gl’intimi istinti. Mi fa paura. Mi spaventa tantissimo. Tante volte vedo ragazzine in discoteca prese dall’ansia di essere guardate. Tanti/tante si divertono quando sanno di essere osservati. La vanità sta distruggendo l’essere pensante. Io lo so, lo so bene, mi sento a disagio con troppi perché del mondo. Con troppe risposte che le persone hanno cominciato a dare a numerose risposte. Troppe volte mi sento vittima di me stessa, del mio stesso domandare a punti di domanda di darmi risposte. Poi tante volte vorrei ricevere determinate risposte, ma tante risposte forse non esistono. Forse tante risposte non sono risposte, ma semplici asterischi della mia mente per accantonare parentesi troppo effimere per essere esaminate a fondo. Mi faccio un sacco di pare, ho attacchi di tachicardia quando vado a fondo nelle cose normali. Mi fa paura dover parlare di fantasie. Mi fa paura dover parlare di avvicinamenti, di tradimenti mentali, di stronzate umane che vanno oltre il mio essere stabile. Sono un essere instabile. Lo so. So di aver bisogno di bastoni che sostengono la mia testa per non crollare. So che potrei vivermi la vita con molta più tranquillità e assaporare alle volte l’essere semplicissimo delle cose, ma non ce la faccio. È più forte del mio Io e del mio tempo. Sono un’elica  che s’affida alle emozioni. Senza garbo, m’assalgono.

Mi fa sempre paura la mia paura. Ma sto in silenzio. Il silenzio è come il nero: sta bene con tutto.

dedicato ai bambini rimasti adulti.

il problema è sempre stato il logaritmo. il logaritmo è una stronzata universale.

pigli 4 e torni al posto. il problema è che non si torna al posto. sei sempre lì alla lavagna.

un gesso bianco in mano e un coglione che ti fissa e ti scruta, ti venera o ti giudica.

sei sempre alla lavagna.

scalzo.

voce rauca.

ok, la logica e le menate son domande, ma poi devi semplicemente fare linee sopra linee e continuare a far linee.

e quel coglione ti guarda.

potrei parlarvi delle gabbie o delle funi o anche dell’immagine che ho in testa del cane con la bava che corre e nel mentre piange. o l’altra immagine che raffigura sempre lo stesso bambino nell’armadio.

potrei anche chiarire il fatto che pur essendo diversa da chiunque, anche chiunque è diverso da me. indi non consideriamoci unici solo per il gusto di farlo. le cose in generale vanno capite, altrimenti non ha senso chiamarle cose, potremmo chiamarle perle, merde, porci, tempo, ecc. si chiamano cose e il linguaggio è più vecchio di noi e merita rispetto.

detto questo odio la settimana delle donne, odio questa sensazione di insana follia razionale e amo questa irrazionale follia sana e malsana e fanculo balbi.

chiudo il sipario, lascio il coglione giudicare, insospettita da me stessa e dal giudice, calo il pigiama e attendo domani.

giorni sopra giorni.

abbiamo corso, rallentato.

rallentato ancora e corso.

abbiamo scavalcato muri e parole.

abbiamo percorso strade, per poi capire che era la stessa.

ho pianto e ho riso.

ho mangiato bruchi amari, per sentire appena se potevano essere davvero dolci le farfalle.

ho aspettato.

hai osservato.

ho creduto di non farcela, hai creduto che non era vero.

ci siamo guardati e ascoltati tanto.

abbiamo mentito e ci siamo ritrovati.

abbiamo mentito al mondo, ma non siamo mai stati così sinceri.

i giochi si spopolavano e noi occupavamo una panchina piena di speranze.

abbiamo deciso di cambiare tutto.

abbiamo deciso di farci del bene.

i giorni sono corsi. i giorni ci hanno avvolto.

giorni sopra giorni. ore sopra ore.

sogni sopra incubi.

un anno fa nascondevi la tua faccia per non farti riconoscere.

oggi sistemo la nostra cucina.