sigillo di ceralacca.

comincio a vestire largo.

larghissimo.

pesante, curva in avanti.

curva

non riesco a mettere le scarpe e scavalcare le finestre per toccare il cielo con il naso.

le mani sono crespe, le gambe gonfie.

i capelli non è vero che sembrano seta, sembrano soltanto paglia incurabile.

la bellezza va a singhiozzo, il miele bisogna ricomprarlo, ma non ci sono i soldi.

è tutto un po’ mite, un po’ grigio, un po’ strano.

barcollo in avanti, non riesco a tirar su scatoloni pesanti, mi siedo sulle sedie e guardo.

mi sento male di notte, dormo poco.

la sera m’infastidisce. il bagno m’infastidisce.

la gente anche un po’. le novità e le sorprese.

sempre domenica.

alimentazione abbondante e la voce della tipa mi perseguita.

mi perseguitano gli sguardi che mancano, mi perseguita la paura.

come l’acqua mi manca, mi manca.

il problema è che lui sa che sarà così, o forse lo so solo io e purtroppo io lo so.

comunque rimane tutto dentro alla busta dal sigillo in ceralacca, non c’è tempo per urlare e non c’è tempo per correre.

devo finire la lista delle cose da fare il 5 febbraio, mi ci vorrebbe una settimana per far ben tuto.

mi addormento piangendo.

lascio lo specchio girato e fingo di sapere che andrà tutto bene.

perché in realtà fuori dal sigillo tutto va e andrà bene.