(il diavolo veste trevigiano e si aggira, silenzioso, tra la folla)

Gli piace osservare gli altri, è estroverso.
Adora il confronto anche se è molto cocciuto.
Corre e cammina. Alle volte barcolla, sembra fatto, lui osserva.
Osserva sempre, tutto.
Si veste bene, alle volte abbastanza. Senza l’abbastanza non è lui.
Tutto un po’ abbastanza. Il bianco e il nero e il grigio.
Ha paura di tutto, è fragile, gira la testa quando s’imbarazza.
Abbassa gli occhi quando si sente osservato, finge di tirarsela.
Un pizzico di ingenuità lo rende un uomo meraviglioso.
Fa, costruisce, cresce e poi vuole cadere.
Cade e d’improvviso s’alza da sé.
Disegna, unisce linee e fiducia. Parla poco, mai per caso.
Apprezza la jungla intellettuale e fa poche domande.
Gli piacciono le risposte, ma non le cerca.
Si spaventa, ma guarda curioso fuori dalla finestra.
S’allaccia le scarpe col rumore del phon.
L’armadio è marrone, bianco e blu navy.
Il nero l’ha gettato nella spazzatura.
Quando si sente giovane, poi il nero riemerge.
Vorrebbe cadere di nuovo dallo skate.
S’affida al bene, ma ama l’idea di sentirsi un po’ male.
Ama a dismisura. Insegna in silenzio.
Vola come un sognatore, ma calpesta il suono costante della razionalità.
Da grande voleva fare il calcolatore, ma l’ira matematica l’ha sconfitto.
Il romanticismo prevale sovrano, contro ogni volontà.
Bello da fare invidia, mattino, pomeriggio e sera.
Costante, presente, nulla di imbarazzante o invadente.
Puro e limpido. Un bambino rimasto adulto.
Occhi belli, una bellezza rara.
Un angelo vestito da diavolo, un diavolo vestito da angelo.
Silenzioso, un mistero, una cripta, una chiave, la rinascita.

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Tanto.

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