un capitolo

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Mettetevi comodi. Scriverò molto. Sono passate molte settimane. Acque, nuvole e tornadi. Ho ricominciato a leggere e a riflettere su esercizi da fare a casa. L’età avanza, le emozioni pure. Si piange per il nulla e per il tutto. E alle volte, le peggiori, non si percepisce neppure la strana sensazione del dover andare al bagno. Sorso dopo sorso si cammina. Ho conosciuto la morte. Si è avvicinata con fare cauto. Si è seduta di fronte ad un letto di un quasi ospedale. Ha atteso fino all’ultimo. Ha cambiato canale. Ha scoperto la paura. Poi ha deciso d’alzarsi e di portarsela con se. Lei. Lei, di una forza senza ostacoli. Spiazza e rende anonimi tutti i colori. La morte dona al tempo un incosciente sensazione di infinito. Come il bianco. Non si sa dove inizia e dove finisce. Senza spazio, spazi, parentesi. Indubbiamente la cosa più umana rimasta al mondo, seppur assai inumana. Ma l’emozioni sono cambiate, l’amare è cambiato, il fare ogni cosa è cambiato. Tutto si autogestisce. Si regola, si pianifica, si programma, si infastidisce ancor prima d’esser compiuta, ogni cosa. Oggi dopo settimane placo l’orologio, ricomincio a leggere (Noi, i ragazzi di Berlino), scrivo. Le tapparelle filtrano quel poco di luce che serve. La cucina è abbastanza pulita, il cane sonnecchia.

Ho conosciuto anche altre cose in queste settimane. Una fra tutta la coscienza. Quella matura e spiazzante. Quella che ti mostra lo specchio che ha tenuto in soffitta sino al momento opportuno. Scende le scale sorridente, ma affranta dalla verità che si rivelerà da lì a poco. Un Io diverso. Un contorno, una superficie, un contesto, un rapporto, un mondo diverso. Hai sempre pensato di saper cantare fino a quel momento. Hai sempre pensato di esser fotogenica fino alla stampa. Hai sempre amato incondizionatamente fino a che quelle parole non sono uscite dalla bocca sbagliata. Un mondo di novità, un mondo di positiva follia messo in disparte per far spazio all’esame più grande. La gente parla moltissimo. Parla del più del meno dell’uguale. La gente parla di tutto quello che crede di sapere senza saper nulla. Parla del sentirsi cultura, dell’esser innovativo, dei buoni propositi aperti ad una società migliore e miracolosamente bella. Parla dando giudizi, conclusioni, affretta sentenze, si manifesta potere di fronte ad orecchie sorde. Ho assistito in queste settimane anche ad un sacco pieno di Sì inutili. Sì convenienti. Ho assistito all’annullarsi della qualità, della sostanza.

Però ho anche vissuto un universo di persone colorate e piene di momenti, di passioni, di sfumature. Fare, fare, rifare. Nell’ignoranza positiva costruire palazzi. Nella meraviglia sapersi meravigliare e nel distruggere cercare soluzioni.

E poi ho visto crescere Lui.

Quante cose. Poli opposti in un unico Adesso. Frenesia e pazienza.

Una cosa dopo queste settimane rimarrà tale. Per il resto ascolto, sorridacchio, passo avanti.

Nel profondo, nessuna paura, continuo ad amare tutto, a vivermela con urgente follia, a correre nel sorriso, ad aspettare serena, ad appoggiare chiunque, a fidarmi del vento.

 

[ Copertina -> society6.com/product/tree-of-life-vm6_print#1=45 ]