stai in guardia, fratello

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Il pubblico compra le sue opinioni così come compra la carne, o il latte, partendo dal principio che è meno caro far questo che mantenere una mucca. Ed è vero, ma è più probabile che il latte sia annacquato.

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la mamma

Mi guarda sempre quando dormo, quando piango, quando rido, quando la osservo, quando cresco.
La mamma mi mette la coperta sulla pancia e la rimette ogni volta che la scalcio via. Si sveglia e me la rimette sempre. Mi ascolta il cuore con la mano mentre dormo. Mi guarda sorridente quando sto per piangere. Mi prende la mano quando mangio. Sente i consigli di tutti ma ascolta solo i miei. Non mi prende solo in braccio, lei mi abbraccia sempre. Fa finta di non sentire quando mi lamento poi viene a parlarmi e io sorrido. Faccio sempre le smorfie alla mamma, lei non s’arrabbia, mi parla con tono pacato e io sto in silenzio. Quando facciamo le passeggiate non si mostra intorno, quando facciamo le passeggiate mi accompagna a scoprire il mondo. Quando mi fa il bagnetto mi coccola dolcemente e quando sto per addormentarmi mi bacia sulla fronte e io sogno sempre. La guardo e lei sorride, io sorrido e lei sorride. Credo di volerle bene, un giorno le dirò quanto.

 

a casa nascono grandi idee

Nasce Gushmag, primo social magazine.

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GUSHMAG

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è un periodo di paura o disagio intensi, tipicamente con un inizio improvviso e durata variabile dai 2 agli 8 minuti.

una nave enorme sta per raggiungermi, la spiaggia è un muro d’acqua. corro tra le onde, mi sento morire. tutti riescono a scappare, io m’aggrappo sull’ultimo tronco, il più vicino alla terra. la nave attracca dietro di me, non ho il coraggio di girarmi, l’ombra è troppo grande per i miei occhi. la paura mi sta uccidendo.

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(Toc Toc)

Ciao,

Sono il panico.

 

GF non torna più.

Non sono certa se il fastidio più grande me lo provocano le postille dei contratti o gli spot degli shampi per capelli lisci.

a Berlusconi padre.

A me il potere, guardami, o popolo ignorante.

Innamorati di me.

 

 

Leonardo.

il 10 settembre scrivevo questo http://bit.ly/17XaSoR,

ora rileggo e ti guardo.

 

Caro amore mio,

 

ti guardo e ancora non so se riuscirò a descrivere la meraviglia. Ho viaggiato con te, nove mesi di scoperta, attese e indescrivibili sensazioni; per nove mesi ho deciso di seguire la natura e l’istinto, cuore cervello e stomaco insieme. Ho percepito il bene e il male, ho vissuto coraggio e debolezza.

 

Poi hai deciso di ascoltarci. Hai sentito che io e papà avevamo bisogno di te. è Stato tutto così bello. Così pieno di vita. Hai deciso di regalarti a noi e da viaggio abbiamo incontrato la meta. Ho capito che i tuoi calcetti sono dei piedini grandi, il tuo singhiozzo voglia immensa di crescere e vivere; ho scoperto che le carezze di papà sono mani grandi di cui ti potrai fidare, le sue parole, presenza e amore. Ho cominciato a conoscere il tuo cuore calmo e il tuo animo sereno.

 

Rifarei tutto; è stato tutto così pieno di vita e gioia.

 

Quando ho sentito la forza di papà che stringeva il letto e mi teneva la testa, ho sentito la sua voglia di donarti la sua vita, ho sentito la sua frenetica voglia di gioia, di vederti. Ho sentito tutta la tua forza, la tua voglia di vederci..

 

Quando ti ho stretto tra le braccia.. Non so ancora descrivere cosa ho provato quando ho sentito la tua pelle sopra la mia pancia. Non lo saprò mai amore mio, perdonami, ma non lo saprò descrivere mai. Quando mi sono girata e ho visto gli occhi di papà pieni di felicità. Ho visto il calderone di amore che può dare e, caro Leo, neppure io so ancora descrivere quanto è grande.

 

Con lui ho scoperto la rinascita, ho capito chi sono, ho iniziato a vivere la vita che ho sempre sognato. Tu non mi hai cambiato la vita, l’hai resa bella. Bella come solo un nuovo sole può fare..

 

E poi il suo abbraccio forte, la luce accesa dei suoi occhi lucidi quando la nostra famiglia era finalmente a casa..

 

Ti guardo, non riesco a smettere di guardarti. Sei così indescrivibilmente pieno di perfezione. Ti guardo e non riesco a smettere di pensare che mi hai donato felicità come mai nessuno prima. Mi sento così tonda. Ti vedo sopra il tuo papà, guardo i suoi occhi e vi giuro è un regalo così grande.

 

Il mondo ha preso forma.

 

Caro papà, se mai un giorno riuscirò a ricompensare il bene che mi hai fatto scoprire, non dirmi nulla, stringimi la mano forte e guardami.

 

Caro tesoro mio, se mai un giorno riuscirò a ricompensare tutto il bene che i tuoi calci e i tuoi occhi mi hanno donato sino ad oggi, non dirmelo, mi basterà quella smorfia di sorriso che solo tu sai fare.

Tutto così grande.

Mi emoziono e scrivo. Sono fragile, fragile e un po’ stanca. Sono forte e coraggiosa. Sto soffrendo e sorrido. Sono emozioni forti insieme, incontrollate, incontrollabili. Manca davvero poco. Ripercorro ogni singolo istante e unisco i pezzi. M’impressiono. M’imbarazzo, mi calmo e mi agito. Sembra ieri quando ho letto ‘positivo’. Quando sono uscita da quella porta e non mi rendevo conto del sole, degli spazi, del tempo. Sono una strada in discesa, è talmente forte che non riesco a ragionare. Tutto così grande. Mi guardo e cambio, costantemente cambio. Difficile comprendere a pieno. Difficile comunicare tutte le emozioni. Impossibile. 9 mesi di corsa, tensione, pace, movimento e fantasie. 9 mesi di tempesta e sole. Ora che definisco i tuoi movimenti, che ho cominciato a comprendere i tuoi bisogni, che comincio a sentire le tue forme, che prendo la mano del tuo papà e la stringo forte per il male e per la gioia, piango. Il tuo papà. Tutto così irrazionale e inspiegabile il vento. Ripenso a tutto, alla forza e alle debolezze. Ai nostri caratteri fragili, alle insicurezze, al vento, a te e a quanto sarai piccolo e perfetto. E poi ti muovi, ti muovi e sembra di sentirti sorridere. Non puoi immaginare quanto mi sento strana. Quanta paura. Di sbagliare, di farti soffrire, di non renderti felice, di non farcela. Quanta. E poi fra pochissimi giorni ti vedremo davvero. Tra pochissimo sarai la nostra famiglia, forza. Tutto così grande. Difficile, incomprensibile, bello. Quanta agitazione nell’aria e quanta serenità. Ho bisogno di te, del tuo papà, del vostro amore. Sento di aver finalmente raggiunto il mio primo obiettivo. Per la prima volta tutto è così grande. Perfetto.  Datemi una mano, non voglio perdermi.

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(il diavolo veste trevigiano e si aggira, silenzioso, tra la folla)

Gli piace osservare gli altri, è estroverso.
Adora il confronto anche se è molto cocciuto.
Corre e cammina. Alle volte barcolla, sembra fatto, lui osserva.
Osserva sempre, tutto.
Si veste bene, alle volte abbastanza. Senza l’abbastanza non è lui.
Tutto un po’ abbastanza. Il bianco e il nero e il grigio.
Ha paura di tutto, è fragile, gira la testa quando s’imbarazza.
Abbassa gli occhi quando si sente osservato, finge di tirarsela.
Un pizzico di ingenuità lo rende un uomo meraviglioso.
Fa, costruisce, cresce e poi vuole cadere.
Cade e d’improvviso s’alza da sé.
Disegna, unisce linee e fiducia. Parla poco, mai per caso.
Apprezza la jungla intellettuale e fa poche domande.
Gli piacciono le risposte, ma non le cerca.
Si spaventa, ma guarda curioso fuori dalla finestra.
S’allaccia le scarpe col rumore del phon.
L’armadio è marrone, bianco e blu navy.
Il nero l’ha gettato nella spazzatura.
Quando si sente giovane, poi il nero riemerge.
Vorrebbe cadere di nuovo dallo skate.
S’affida al bene, ma ama l’idea di sentirsi un po’ male.
Ama a dismisura. Insegna in silenzio.
Vola come un sognatore, ma calpesta il suono costante della razionalità.
Da grande voleva fare il calcolatore, ma l’ira matematica l’ha sconfitto.
Il romanticismo prevale sovrano, contro ogni volontà.
Bello da fare invidia, mattino, pomeriggio e sera.
Costante, presente, nulla di imbarazzante o invadente.
Puro e limpido. Un bambino rimasto adulto.
Occhi belli, una bellezza rara.
Un angelo vestito da diavolo, un diavolo vestito da angelo.
Silenzioso, un mistero, una cripta, una chiave, la rinascita.

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Tanto.

un incantevole equilibrio.

veronica balbi

ieri ho riletto quel regalo. tante cose sono rimaste nel cassetto chiuso a chiave, altre stanno navigando, alcune sono esplose, altre sussurate. poi ascolto le canzoni che mi hanno fatto sperare, odiare, correre tanto da farmi malissimo. tanto male da non sentirlo. http://www.youtube.com/watch?v=HYShUYu81eY quelle che quando lo guardavo negl’occhi non riuscivo a credere che non ci doveva esser nulla tra noi. quante volte avrei voluto correr via. tante tantissime. troppe. e quante volte mi sono aggrappata ad un’idea, pazza, folle, malsana. spontanea. spontaneamente idealista e un po’ sognatrice. sempre, da sempre. ho riletto quel regalo e le emozioni che ho provato non le so descrivere. come non sono mai riuscita a spiegare niente. ho scritto tanto tantissimo. mi sono sputtanata. ho creduto troppo. per la prima volta ho sconfitto i limiti. ho seguito il buio, al buio. poi mi blocco e non so più scrivere.

ho smesso di leggere. non studio più, sono comunque consapevole di aver una sorella geniale e un senso dell’umorismo molto spicciolo. ho 9 kg in più e continuo a correre. poi le canzoni cambiano, si fanno sempre più belle, sempre più vere. mi seguono. le famose parallele. occhi con occhi. allineando i sensi e i profumi. ‘nel giro di un’ora’. siamo andati avanti. ricordo quando ho scritto a f. se riusciava a farmi capire. ricordo quando mi ha detto ‘salvalo, salvatevi e vivetevi’. forse quel giorno ho capito che nel buio avrei trovato la luce. http://www.youtube.com/watch?v=VEZ-m61dBKY poi le parole sono diventate immagini. suoni reali, visioni. incontri e sotterfugi. caldo e freddo. sto andando a caso, come nel mio migliore dei modi. la soluzione è che non avrei voluto altro che questo. forse non ho mai sperato nulla. forse sono un’idiota cronica. mi sono spaventata e voglio continuare a farlo. non riesco a capire se è tutto così possibile. poi Lui si muove e il papà appoggia l’orecchio sulla pancia. io lo guardo tanto e penso a quando gli scrivevo che avrei voluto vederlo e mi tirava fuori un sacco di scuse, o quando insistevo e lui si scocciava. quando cercavo di capire se poteva esser possibile e mi diceva che non lo sapeva e non lo voleva sapere. e cambio canzone. http://www.youtube.com/watch?v=DPL_SV3n7IU mi ha guardato e mi ha dato un bacio. il corridoio solitario delle fantasie da cartoni. uguale. e pensare che dopo tante parole, l’infinito non spaventa. e che eravamo uno contro tutti, tutti contro tutti, tutti contro uno.

pensare che tutto è partito sbagliando. e sbagliando abbiamo trovato l’uscita. come la poesia. tutte le porte sono un inizio. http://www.youtube.com/watch?v=0AlIrQiJrTU